Diabete in gravidanza: cosa mangiare? Dieta e cibi da evitare

Diabete in gravidanza - Dietaokit - Dott.ssa Sarah di Lauro

La gravidanza rappresenta un momento delicato ed entusiasmante nella vita di una donna ma possono a volte verificarsi condizioni che minano la serenità di questo periodo. Un numero crescente di donne, infatti, incorre nel diabete gestazionale, una forma di diabete che, nella maggior parte dei casi, compare nella seconda parte della gravidanza sotto forma di insulino-resistenza e tende a regredire dopo il parto; nel frattempo, però, rappresenta un pericolo per il corretto sviluppo del bambino, per la salute della futura mamma e anche un fattore predisponente allo sviluppo di forme diabetiche future.

Visto che il diabete è una patologia da non sottovalutare mai, è fondamentale correre ai ripari il prima possibile e una dieta corretta, basata su un’alimentazione sana e bilanciata, è già un’ottima arma per prevenire possibili complicazioni, soprattutto in persone che ne manifestano una predisposizione.

La gravidanza e i cambiamenti del corpo

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Con lo sviluppo del bambino, il corpo di una donna viene interessato da profondi cambiamenti dell’asse endocrino e metabolico finalizzato a rendere migliori le condizioni in cui il feto si svilupperà. Di conseguenza, ogni reazione chimica, ogni ormone rilasciato e cibo ingerito serviranno per preparare sia il bimbo che la mamma al parto e, dopo, all’allattamento.

In genere, durante la seconda parte della gravidanza si assiste naturalmente a un aumento della resistenza all’insulina, che rappresenta un evento normale, in quanto il fatto che il corpo della madre utilizzi in minor misura i carboidrati preferendo altre fonti di energia come i lipidi, fa sì che questi carboidrati possano essere sfruttati dal bambino. Di conseguenza, una iperglicemia più consistente si comincia a verificare solo quando le cellule beta del pancreas non riescono più a liberare abbastanza insulina per compensare i carboidrati circolanti.  Inoltre, questa condizione viene regolata e favorita da una serie di ormoni, come la somatotropina corionica umana, il progesterone, il cortisolo o la prolattina, che contemporaneamente aiutano lo sviluppo fetale.

Quando, però, ci sono fattori che già predispongono al diabete, l’iperglicemia si rafforza precocemente, facendo comparire livelli alti di glucosio già dai primi mesi di gestazione.

In gravidanza, inoltre, non è solo il metabolismo glucidico a cambiare, ma anche quello lipidico e proteico. Gli estrogeni, infatti, hanno come effetto anche quello di ridurre l’eliminazione di alcune proteine dette VLDL, che legano colesterolo, trigliceridi e fosfolipidi. La conseguenza è che i loro livelli tendono ad aumentare, grazie anche all’insulino-resistenza che riduce l’azione delle lipasi (responsabili della degradazione dei lipidi).

Le proteine, invece, si riducono. Infatti, la quantità di amminoacidi che circola è più bassa, a causa del fatto che essi vengono utilizzati per creare glucosio (in un processo chiamato gluconeogenesi) e poi perché vengono utilizzati come substrati strutturali sia dalla madre che dal feto.

Quindi, per fare chiarezza ed evitare di confondersi, può essere utile ricapitolare ciò che succede sotto il profilo degli zuccheri, dei grassi e delle proteine:

  • Il livello degli zuccheri comincia a salire nella seconda parte della gravidanza.
  • I lipidi, invece, inizialmente si abbassano per poi aumentare a causa degli effetti anche dell’insulino resistenza.
  • I livelli delle proteine tendono a diminuire.

Perché il diabete gestazionale è pericoloso per il feto?

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Se una donna, per vari fattori pre-esistenti (obesità, cattive abitudini alimentari o forme di diabete già esistenti), sviluppa in gravidanza e in modo prematuro il diabete, i rischi concreti per il bambino sono diversi:

  • Il glucosio in eccesso passa attraverso la placenta al bambino con uno sviluppo anomalo di una serie di fondamentali tessuto (adiposo, miocardico, scheletrico, per esempio);
  • Si determina inoltre una crescita accelerata chiamata macrosomia fetale (in pratica il bambino può arrivare al parto con un peso maggiore di 4 Kg)
  • Uno dei fattori più pericolosi sono le crisi ipoglicemiche di cui può soffrire il bimbo subito dopo il parto, a causa della recisione del cordone ombelicale, non essendo più rifornito di zuccheri dalla madre.

Diventa di primaria importanza, quindi mantenere costante quanto più possibile la glicemia durante la gravidanza ma soprattutto per coloro che ancora non sono in attesa, condurre una vita sana, mantenendo sotto controllo il proprio peso, per consentirsi di vivere serenamente i nove mesi più belli per una donna.

La dieta in gravidanza: cibi da evitare in caso di diabete

Ci vuole particolare cura nella scelta degli alimenti da mangiare durante i nove mesi di gestazione, oltre a seguire delle precise norme igieniche, che potete trovare cliccando qui, le quali aiutano a preservarsi dai rischi di contrarre pericolose malattie (per esempio Toxoplasmosi, Listeriosi, Salmonella).

Inoltre, occorre sfatare il mito che “in gravidanza si deve mangiare per due“, non è per niente vero!

Il fabbisogno metabolico cresce di poco, ancora meno se si parte già da una situazione di sovrappeso. In questi casi, infatti, è necessario non incrementare di peso ulteriormente e l’aumento delle calorie sarà ridotto ad appena un centinaio rispetto al proprio fabbisogno metabolico. Verso la fine della gravidanza si può arrivare ad un massimo di 300 kcal in più (l’equivalente di un piatto di pasta). Per essere precisi, i LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti) riportano quanto segue:

  • Per donne donne sottopeso con BMI più basso di 18,5 il fabbisogno energetico è maggiore e l’aumento di peso auspicabile varia tra 12,5-18 kg;
  • Per le donne normopeso con BMI compreso tra 18,5 e 25 tra l’aumento di peso dovrebbe essere tra 11,4 e 16 kg;
  • Per le donne in sovrappeso con BMI maggiore di 25 Kg/m2) tra 7 e 11,5 kg
  • Nelle donne obese con BMI superiore a 30 l’incremento di peso non deve superare 7 kg;
  • Nella gravidanza gemellare il guadagno di peso consigliato è di 16-20,5 kg.

L’incremento di peso deve essere di circa un chilo nel primo trimestre e di mezzo chilo a settimana nei mesi successivi. Per fare questo, l’aumento delle calorie deve essere graduale e direttamente correlato al peso della persona. Anche il fattore “sport” gioca un ruolo importante: nelle ultime settimane di gravidanza, donne che praticavano sport e hanno continuato a farlo posso arrivare ad un aumento di 450 kcal.

Sempre per mantenere una maggiore chiarezza, possiamo ricapitolare in questo modo:

  • Donne in sottopeso dovrebbero assumere 365 kcal in più nei primi tre mesi e 365 kcal in più nel secondo trimestre
  • Donne normopeso dovrebbero assumere circa 100-150 kcal in più nel primo trimestre e 300 kcal nel secondo
  • Donne in sovrappeso 0 – 100 kcal nel primo trimestre e 200 kcal nel secondo trimestre.

I carboidrati devono rappresentare la principale fonte energetica totale, aggirandosi intorno al 50% e sono da prediligersi quelli a basso indice glicemico come cereali integrali, riso parboiled e legumi.

I grassi rappresentano circa il 30% dell’introito calorico giornaliero e di questa cifra il 10% devono essere grassi saturi (carne, latticini, ecc.), il rimanente è da dividersi tra acidi grassi poli-insaturi omega 3 ed omega 6 poli e mono-insaturi.

Il fabbisogno proteico aumenta leggermente in gravidanza, quindi occorre salire la quantità di proteine di circa 6 grammi al giorno e di preferire proteine ad alto valore biologico come latte, carne o uova.

In caso di diabete gestazionale la situazione è particolarmente delicata e la dieta deve essere bilanciata in funzione della gravità del problema. Particolare attenzione deve essere posta alla qualità e la tipologia degli alimenti che si scelgono. Il peso della gestante deve essere tenuto molto sotto controllo, per cui in caso di obesità grave, sarà necessario non prendere altro peso.

La dieta nei casi di diabete si conferma come un’ottima arma di prevenzione e se strettamente controllata, permette di evitare problematiche gravi che possono insorgere dopo il parto. A tal fine, la distribuzione dei carboidrati è un fattore decisivo nel mantenimento della stabilità glicemica. Fondamentale sono le fonti a basso indice glicemico come riso basmati, orzo, farro e legumi.

Spesso non basta tenere sotto controllo l’indice di glicemico, cioè l’incremento della glicemia dovuto a un alimento, ma occorre considerare anche il carico glicemico, cioè l’effetto di una determinata quantità di un alimento sulla glicemia.

Di conseguenza, anche tra i legumi meglio scegliere quelli che hanno un rapporto tra indice glicemico e carico glicemico migliore (per esempio le lenticchie rispetto ai fagioli).

In presenza di obesità sarà bene ridurre la quota di carboidrati senza mai scendere oltre il 40%.

In situazioni normali, invece, la quota generica di carboidrati dovrebbe essere di circa 175 g, da dividere lungo la giornata.

In caso di diabete, evitare quindi dolci, bevande zuccherate, consumare pasta una volta a settimana preferendo altri cereali nei rimanenti giorni.

Può essere utile uno schema di 6 pasti al giorni, 3 principali con 3 spuntini, in cui a colazione si evitino frutta, succhi di frutta e cereali molto raffinati per evitare picchi glicemici.

Gli spuntini possono essere formato da carboidrati e proteine, in modo da garantire il loro corretto assorbimento e alimentare il senso di sazietà e controllare anche i malesseri come il vomito, soprattutto nei primi mesi.

La gravidanza è il momento in cui si viene a creare una sinergia unica tra bambino e madre, è necessario ottimizzare al massimo tutto ciò che può portare beneficio al rapporto e che consenta alla futura mamma di vivere serenamente questo straordinario momento. Di conseguenza, è sempre un’ottima idea quella di lavorare in team, ginecologo e biologo nutrizionista, in modo da poter dare un’assistenza completa alla gestante e consentirle di preservare al meglio la propria salute e quella del piccolo nascituro.

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Mi chiamo Sarah di Lauro e sono una Biologa Nutrizionista regolarmente iscritta all'Ordine Nazionale dei Biologi

Da anni mi occupo di nutrizione e benessere a 360°

Oltre alle consulenze in studio a Salerno, Roma, Milano, Bologna e a distanza collaboro attivamente con diverse testate giornalistiche come Elle.it e sono intervenuta in trasmissioni radio-televisive come A Conti Fatti, Radio Prima Rete e con diverse interviste su media tradizionali e online.

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Diabete in gravidanza: cosa mangiare? Dieta e cibi da evitare ultima modifica: 2017-01-31T18:11:13+00:00 da Dietaok.it